Marcello Mariano

Scrittore · Podcaster · Divulgatore
Cinema & Miti•20 marzo 2026

L'uomo che cadde sulla Terra: David Bowie è l'alieno che racconta quanto stamo messi male – i 50 anni

#David Bowie#Cultura pop#Cinema#Mito
David Bowie in L'uomo che cadde sulla Terra - Copertina

C'è un signore che cammina nel deserto del New Mexico. Non parla molto, non cerca attenzione, eppure è impossibile non notarlo. Non è una questione di aspetto, è qualcosa di più sottile, più di percepito: il modo in cui si muove, il modo in cui guarda, il modo in cui sembra sempre leggermente fuori fase rispetto a tutto il resto.

Si chiama Thomas Jerome Newton. Un tipo british, ha pochi oggetti con sé, ma ha una valigetta piena di tecnologia futuristica, tipo Steve Jobs. Solo che lui non è qui per diventare ricco o famoso. È qui per salvare il suo pianeta.

David Bowie nei panni di Thomas Jerome Newton
David Bowie nei panni di Thomas Jerome Newton

Nel 1976 Roeg prende 'sto romanzo di Walter Tevis e dirige un film che non racconta solo una storia, ma ti porta dentro un sentimento, una percezione. L'uomo che cadde sulla Terra non segue una linea chiara, non vuole essere rassicurante, non ti accompagna per mano, ma si preoccupa di farti immergere bene nel film e farti immedesimare nel protagonista: spaesato, disorientato, sempre un passo indietro rispetto a ciò che accade.

E al centro di tutto c'è David Bowie, con quel corpo sottile, lo sguardo distante, quell'aria da creatura fatata e delicata che potrebbe dissolversi da un momento all'altro: è come se il film fosse stato costruito intorno alla sua presenza. Bowie porta dentro questa storia tutto il suo immaginario, da Ziggy Stardust in poi e lo trasforma in qualcosa di ancora più fragile, più delicato, più esposto.

Locandina del film L'uomo che cadde sulla Terra
Locandina del film L'uomo che cadde sulla Terra

Newton sembra quasi uscito da una storia antica, non tanto un eroe, quanto una di quelle figure che scendono tra gli uomini convinte di poterli attraversare indenni, salvo poi scoprire che il vero pericolo non è la violenza, ma l'assimilazione. Non è Prometeo, che ruba il fuoco per donarlo agli uomini, è piuttosto qualcuno che arriva con il fuoco e finisce per consumarsi dentro ciò che gli uomini fanno con quel fuoco.

C'è qualcosa di dionisiaco nel suo percorso, ma senza la vendetta, senza la furia, senza la catarsi. Solo una lenta, progressiva perdita di sé, una caduta in un vortice vizioso quasi pasoliniano, che abbandona anche una possibile visione messianica proprio a causa di quella caduta inesorabile.

Io vengo da un mondo spaventosamente arido. Abbiamo visto alla televisione le immagini del vostro pianeta. E abbiamo visto l'acqua. Infatti il vostro pianeta lo chiamiamo "il pianeta d'acqua".

Thomas arriva sulla Terra per salvare il suo mondo, ma fallisce, fallisce perché incontra gli esseri umani: la televisione, l'alcol, il sesso, il denaro: tutto ciò che dovrebbe rappresentare la vita finisce per trasformarsi in una specie di anestesia. Newton non viene respinto, non viene attaccato, non viene distrutto con la forza, viene sedotto. E proprio per questo si perde, perché non ha detto di no alla droga.

David Bowie in una scena iconica
David Bowie in una scena iconica

Come Ulisse davanti ai Lotofagi, anche lui entra in contatto con qualcosa che lo allontana progressivamente dal suo scopo, solo che qui nessuno lo riporta indietro. Non c'è una nave pronta a salpare, non c'è un equipaggio che lo trascina via, c'è solo una permanenza sempre più passiva, sempre più definitiva.

Il film insiste su questi contrasti. Da una parte il pianeta di Newton, arido, silenzioso, svuotato. Dall'altra la Terra, piena, rumorosa, eccessiva. Mancanza e eccesso. E in mezzo lui, incapace di trovare una misura.

Anche i rapporti umani riflettono questo squilibrio. La relazione con Mary-Lou è vera, ma disallineata, come se appartenessero a due righe diverse. Newton osserva tutto, ma non riesce davvero a partecipare e rimane sulla soglia come uno spettro.

Ed è proprio questa sua natura a renderlo vulnerabile. Thomas è un alieno buono, gentile, disarmato. Non ha difese contro ciò che lo circonda, non ha anticorpi contro quel tipo di mondo. E così non combatte, non si ribella, non si oppone: A un certo punto gli viene chiesto conto di ciò che ha subito sulla Terra, e la sua risposta arriva senza rabbia, senza accusa, quasi con una forma di lucida rassegnazione: Probabilmente vi avremmo trattato allo stesso modo, se fosse venuto lei da noi.

È una frase che chiude tutto.

Perché a quel punto diventa chiaro che questa non è una storia sugli alieni, ma una storia su di noi. Sulla nostra capacità di inglobare, trasformare e consumare anche ciò che potrebbe salvarci, e a cinquant'anni dalla sua uscita, L'uomo che cadde sulla Terra resta un film difficile, irregolare, a tratti respingente. Ma è proprio in questa sua natura che continua a funzionare. Non consola, non semplifica, non offre risposte.

Scena finale L'uomo che cadde sulla Terra
Scena finale L'uomo che cadde sulla Terra

E, come tutti i miti che resistono nel tempo, non ti dice cosa pensare. Ti lascia davanti a una domanda semplice, quasi inevitabile:

se oggi arrivasse qualcuno da un altro mondo, quanto tempo ci metteremmo a rovinarlo?

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